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“Al di qua del Faro” - Napoli 1858-1863

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          Prologo   Intorno ai semiofori   Vi presento il Signor Fabiani   Tutte le mie affezioni sono dentro il Regno Il Cavalier Masini, incisore della Real Casa 5 grana invece di 8: i De Masa al servizio del Re In controluce: la cartiera Bonaventura Tajani Alle Sacre Mani di Sua Maestà Tra l’acqua salata e l’acqua santa Ccà nisciuno è fesso Ha da passà ’a nuttata   Tommaso Aloysio Juvara, l’incisore di Re Ferdinando   Il tricolore siciliano       Costituzione borbonica Don Libò, guardat’u cuollo Una preghiera al Dittatore Garibaldi Finché Venezia salva non sia Luigi Carlo Farini, il Luogotenente del Re Il Re si è arreso, viva il Re! All’ombra del Grande Tessitore Li dissero briganti La faccia di Vittorio, il facciale dei Borbone L'alba di un nuovo Regno Borboni d’Italia Fora i Savoia! Re Vittorio è alla stazione!   LE STORIE DIETRO LA COLLEZIONE Le Due Sicilie, al di qua e al di là del Faro Il pedigree Riferimenti ...

Prologo

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Nel mezzo della propria vita si è a un tratto sospinti a mettere insieme degli oggetti, a custodirli in un cerchio magico, per salvarli dalla dispersione, dalla rovina, dall’oblio. Incitati dall’amore per il processo, più che dal risultato, si inizia a cercare con impegno e dedizione, a selezionare con severità e  ad assemblare con rigore, a conservare con crescente attenzione. La perseveranza trasforma piccole cose in grande costruzioni, finché un giorno ci si sorprende a compiere autentici gesti d’amore per mettere a fuoco una disposizione interiore attraverso la sua manifestazione visiva: la collezione . Nessuno ovviamente coincide con gli oggetti che possiede e a cui è affezionato, né la sua identità dipende dalle cose – strettamente parlando neanche dal corpo – ma le cose portano tracce umane, sono il nostro prolungamento, e così quegli oggetti raccolti nel tempo si posizionano e si incastrano come in un puzzle, si circondano di un’aura, ricevono investimenti di senso, divent...

Intorno ai semiofori

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Comunicare è un bisogno così pressante, e più spesso un desiderio così prepotente, da non arrestarsi davanti a una distanza fisica che in apparenza impedisce di soddisfarlo. L’esigenza e il piacere di comunicare non si rassegnano alla distanza, e forse aumentano ancor più, sollecitando l’ingegno a escogitare soluzioni per superare l’ostacolo, per entrare in contatto nonostante tutto. Comunicare a distanza ha significato per secoli scrivere una lettera, e scrivere una lettera significava dar vita a un cerimoniale con cui si creava una magia nelle relazioni interpersonali: una penna d’oca da intingere in un calamaio di ceramica, la percezione della carta sotto le dita, il peso della parola scritta di proprio pugno, il discorso che prende forma pian piano, attraverso uno scrivere partecipato, meditato e riflessivo; e poi la cura nella calligrafia, l’attenzione alla scrittura del nome del destinatario e dell’indirizzo, le accortezze nelle piegature e negli incastri del foglio – e più...